Circa due anni assieme all'amico Emiliano, abbiamo accompagnato membri del nucleo archeologico agordino a visionare un sito archeologico in località Astragal.
Nel sito si possono vedere un piccolo muretto e due buche riconducibili a tombe e/o a circoli di pietra.
Qualche tempo fa ho condotto un'indagine satellitare del sito notando una struttura quadrata in prossimità di una delle buche(immagine1), ho ricostruito l'orizzonte astronomico(immagine2)ed ho verificato se ci fossero allineamenti significativi.
Sono così riuscito a determinare come la struttura quadrata sia allineata con albe e tramonti solstiziali(immagine3)
ARCHAEASTRONOMY AND ARCHAEOLOGICAL RESEARCH USING MODERN TECHNIQUES OF REMOTE SENSING AND ANALYSIS OF THE COLLECTED DATA
mercoledì 15 marzo 2017
giovedì 1 dicembre 2016
I castelli della val di Zoldo
Circa un anno e mezzo fa, assieme all'amico Enrico Iaccino, ho intrapreso uno studio sui simboli presenti nelle chiese della Val di Zoldo. La natura esoterica di tali simboli(alcuni dei quali inusuali),la presenza, in epoca passata, di una chiesa ottagonale dedicata a San Giovanni(località San Giovanni, greto del Maè), di due chiese gemelle appartenute alla confraternita dei battuti(San Floriano x° secolo e la chiesa dell'addolorata 1200) e la leggenda di un castello di Ezzelino 3°da Romano ci hanno fatto pensare ad una presenza templare in val di Zoldo(fonti: Flavio Vizzuti Le chiese della foraina di Zoldo, Giovanni Angelini-Adriano Alpago Novella-Flavio Vizzuti La pieve di San Floriano in Zoldo).
Conferenze templari nello zoldano ( http://m.ilgazzettino.it/pay/articolo-1239643.html)hanno dato conferma a quanto asserito in precedenza e mi hanno spinto ad approfondire lo studio sui castelli dello zoldano.
Io conoscevo la leggenda del castello delle tre dame di castelaz(forse alliterazione e storpiatura del termine Notredame) e la leggenda del Castello di Astragal legato alla presenza di Ezzelino 3° Da Romano( https://it.m.wikipedia.org/wiki/Astragal sezione storia), però utilizzando due libri della fondazione Angelini ( Oronimi Bellunesi pendici del monte Pelmo-Spiz Zuel e Oronimi bellunesi monte Punta -Fagarè-spz di Mezzodì), sono riuscito a documentare siti dove è possibile rinvenire tracce di castelli medievali;dico tracce, perché dopo la morte di Federico 2°e la scomunica di ezzelino 3°i suoi castelli sono stati rasi al suolo e la documentazione riguardante ad essi bruciata. Doveroso, come nota integrativa, documentare pure la torre della Gardona presente a castellavazzo nei pressi di Longarone( https://it.m.wikipedia.org/wiki/Castello_della_Gardona).
Vediamo in dettaglio gli oronimi riportati dai libri e la mia esplorazione del luogo castelaz.
Oronimi bellunesi pendici monte Pelmo-Spiz Zuel:
pagina 196 La rotonda delle dame
pagina 258 rù de gardonè
pagina 259 rù picol de gardonè
pagina 260 pale de gardonè
Partendo dall'abitato di Costa si procede verso Sud-Est in direzione del mas di Sabe; una volta raggiunto il maso s'imbocca la stradina che scende verso l'abitato di Iral per circa 300 metri trovando sulla sinistra un piccolo dosso. In questo punto sorgeva il villaggio medievale del mas de mez(andato totalmente distrutto) e, secondo la tradizione popolare, un piccolo castello. In tale sito vi è un piccolo colle di forma ovale ed ha le seguenti misure: lato minore di 50 metri, quello maggiore di 80 e l'altezza è di circa 10 metri dal punto più basso. Il colle presenta un gradone a mezz'altezza ed una galleria alla base. Sempre secondo la tradizione la forma del colle è dovuta al continuo girare che le dame facevano attorno al castello(possibile ronda di guardia) e quando le dame apparivano sul pianoro del mas di sabe, le campane suonavano perla messa. Si favoleggia che le dame avessero nascosto il loro tesoro in mezzo alla rotonda.
La presenza,nelle vicinanze, di oronimi che richiamano la torre della gardona da un'idea migliore di come doveva esser il castello.
Oronimi bellunesi monte Punta-Fagarè-Spiz di mezzodì:
pagina 105 roa da roman
pagina 120 col lariet
pagina 245 col de camin
1)Partendo dal paese di Astragal s'imbocca la strada militare del monte Punta fino a raggiungere la cima del col lariet(lariceto) dove la tradizione popolare pone l' ubicazione del castello-torre di ezzelino3°. La presenza nella zona del toponimo roa(burrone)da roman sembra confermare la leggenda. Nell'area si possono trovare piccoli accumuli di pietre squadrate a testimonianza di resti di mura abbattute e, una decina di metri più a nord, una piccola radura simile a quella presente alla rotonda delle dame. Secondo la tradizione popolare i sassi delle mura furono utilizzate per la costruzione di case ad Astragal. Infatti, imboccando il sentiero che dal paese porta all'abitato di villa si arriva in località masiera(le masiere erano degli accumuli di pietre da utilizzare a scopo costruttivo) dove non si può non notare un piccolo colle formato da pietrame squadrato simile a quello presente sul col lariet. Io ritengo che possano essere le pietre del castello. Da un punto di dal col lariet si possono controllare passo Duran, la strada che da Longarone conduce a Zoldo, l'abitato di pralongo,la rotonda delle dame, castelaz ed il col de camin.
2)Cito il Col de camin per ragioni logico strategiche. Partendo dall'abitato di Casal si sale in direzione pian di mosena, si raggiungono le rovine del tabià di caval(tabià=fienile) e si devia verso est. dopo un centinaio di metri scarso si raggiunge il col de camin , l'oronimo è forse legato alla famiglia nobile ghibellina Da Camino presente in valle fra il 1200 ed il 1300( fonte: Val di Zoldo ricerche condotte da Cesare Lazzarin 1981). Il colle è rotondeggiante, la sua altezza è di circa 10 metri e sulla sommità vi sono accumuli di pietre. la posizione del colle lo rende particolarmente adatto ad aver ospitato una piccola torre di vedetta in quanto da lì si possono controlloare il valico a nord di Zoppè di Cadore il passo Cibiana e gli angoli ciechi del col lariet.
3)Località Castelaz. Partendo dalla chiesa di Sant'Antonio di Forno di Zoldo si prende la strada che conduce al parco delle Dolomiti bellunesi fino a trovare una piccola casera sulla destra. Questo è il luogo dove, secondo la leggenda, sorgeva il castello delle tre dame di castelaz. Esplorando la zona ho rinvenuto accumuli di pietre, resti di mura su un'ampia superfice.
Conclusioni.
La disposizione strategica dei siti risulta simile a quella dei castelli presenti in provincia bellunese. Ovvero piccole torri e un castelllo messi in visibilità fra loro per poter comunicare a distanza con fuochi.
Coordinate dei siti:
Col de Camin 46°22'04"N 12°10''36"E
Col Lariet 46°21'38"N 12°09'39"E
Rotonda delle dame 46°22'43"N 12°08'28"E
Castelaz 46°20'05"N 12°09'52"E il muro e tracce di mura continua nel bosco fino a 46°20'18"N 12°09'59"E accumuli di pietre fino a 46°20'08"N 12°09'32"E
Dopo la segnalazione dell'amico Ianez Molin-Pradel devo fare una piccola aggiunta.
Nel libro note di storia zoldana di Luigi Lazzarin ci sono cose molto interessanti a riguardo la presenza di castelli nello zoldano e delle dame, due delle quali sepolte in una chiesa. Vediamo le note di tale libro.
1)Nota venti:Le dame di pezzè, località Goima, la chiesa di San Tiziano di Goima è stata costruita con fondi appartenuti alle dame, due di loro sono sepolti/e lì.
2)Nota 30: le dame dal pian dal for (zoppè)
3)nota 44(anno 1346):dame di palafavera, dame di castelaz,dame di saonè
4)Note 2 e 9: castello roman barec(colle.di Astragal).
Note 2, 9, 23, 39, 45: Castello Sommariva ubicato in zona di Col dal sech; in zona limitrofa alle chiese di San Floriano e dell'addolorata. In tale zona vi è un piccolo colle cob una forma di tronco di cono che già l'anno scorso aveva già catturato il mio interesse.
Uno studio più attento del libro del mio avo Luigi Lazzarin fa emergere come questi fosse in possesso di 115 pergamene autentiche...molte di esse rese illeggibili dopo essere state nacoste sotto terra nel1917 con la disfatta di Caporetto... che le nuove tecnologie possano restituirci i loro segreti?
Conferenze templari nello zoldano ( http://m.ilgazzettino.it/pay/articolo-1239643.html)hanno dato conferma a quanto asserito in precedenza e mi hanno spinto ad approfondire lo studio sui castelli dello zoldano.
Io conoscevo la leggenda del castello delle tre dame di castelaz(forse alliterazione e storpiatura del termine Notredame) e la leggenda del Castello di Astragal legato alla presenza di Ezzelino 3° Da Romano( https://it.m.wikipedia.org/wiki/Astragal sezione storia), però utilizzando due libri della fondazione Angelini ( Oronimi Bellunesi pendici del monte Pelmo-Spiz Zuel e Oronimi bellunesi monte Punta -Fagarè-spz di Mezzodì), sono riuscito a documentare siti dove è possibile rinvenire tracce di castelli medievali;dico tracce, perché dopo la morte di Federico 2°e la scomunica di ezzelino 3°i suoi castelli sono stati rasi al suolo e la documentazione riguardante ad essi bruciata. Doveroso, come nota integrativa, documentare pure la torre della Gardona presente a castellavazzo nei pressi di Longarone( https://it.m.wikipedia.org/wiki/Castello_della_Gardona).
Vediamo in dettaglio gli oronimi riportati dai libri e la mia esplorazione del luogo castelaz.
Oronimi bellunesi pendici monte Pelmo-Spiz Zuel:
pagina 196 La rotonda delle dame
pagina 258 rù de gardonè
pagina 259 rù picol de gardonè
pagina 260 pale de gardonè
Partendo dall'abitato di Costa si procede verso Sud-Est in direzione del mas di Sabe; una volta raggiunto il maso s'imbocca la stradina che scende verso l'abitato di Iral per circa 300 metri trovando sulla sinistra un piccolo dosso. In questo punto sorgeva il villaggio medievale del mas de mez(andato totalmente distrutto) e, secondo la tradizione popolare, un piccolo castello. In tale sito vi è un piccolo colle di forma ovale ed ha le seguenti misure: lato minore di 50 metri, quello maggiore di 80 e l'altezza è di circa 10 metri dal punto più basso. Il colle presenta un gradone a mezz'altezza ed una galleria alla base. Sempre secondo la tradizione la forma del colle è dovuta al continuo girare che le dame facevano attorno al castello(possibile ronda di guardia) e quando le dame apparivano sul pianoro del mas di sabe, le campane suonavano perla messa. Si favoleggia che le dame avessero nascosto il loro tesoro in mezzo alla rotonda.
La presenza,nelle vicinanze, di oronimi che richiamano la torre della gardona da un'idea migliore di come doveva esser il castello.
Oronimi bellunesi monte Punta-Fagarè-Spiz di mezzodì:
pagina 105 roa da roman
pagina 120 col lariet
pagina 245 col de camin
1)Partendo dal paese di Astragal s'imbocca la strada militare del monte Punta fino a raggiungere la cima del col lariet(lariceto) dove la tradizione popolare pone l' ubicazione del castello-torre di ezzelino3°. La presenza nella zona del toponimo roa(burrone)da roman sembra confermare la leggenda. Nell'area si possono trovare piccoli accumuli di pietre squadrate a testimonianza di resti di mura abbattute e, una decina di metri più a nord, una piccola radura simile a quella presente alla rotonda delle dame. Secondo la tradizione popolare i sassi delle mura furono utilizzate per la costruzione di case ad Astragal. Infatti, imboccando il sentiero che dal paese porta all'abitato di villa si arriva in località masiera(le masiere erano degli accumuli di pietre da utilizzare a scopo costruttivo) dove non si può non notare un piccolo colle formato da pietrame squadrato simile a quello presente sul col lariet. Io ritengo che possano essere le pietre del castello. Da un punto di dal col lariet si possono controllare passo Duran, la strada che da Longarone conduce a Zoldo, l'abitato di pralongo,la rotonda delle dame, castelaz ed il col de camin.
2)Cito il Col de camin per ragioni logico strategiche. Partendo dall'abitato di Casal si sale in direzione pian di mosena, si raggiungono le rovine del tabià di caval(tabià=fienile) e si devia verso est. dopo un centinaio di metri scarso si raggiunge il col de camin , l'oronimo è forse legato alla famiglia nobile ghibellina Da Camino presente in valle fra il 1200 ed il 1300( fonte: Val di Zoldo ricerche condotte da Cesare Lazzarin 1981). Il colle è rotondeggiante, la sua altezza è di circa 10 metri e sulla sommità vi sono accumuli di pietre. la posizione del colle lo rende particolarmente adatto ad aver ospitato una piccola torre di vedetta in quanto da lì si possono controlloare il valico a nord di Zoppè di Cadore il passo Cibiana e gli angoli ciechi del col lariet.
3)Località Castelaz. Partendo dalla chiesa di Sant'Antonio di Forno di Zoldo si prende la strada che conduce al parco delle Dolomiti bellunesi fino a trovare una piccola casera sulla destra. Questo è il luogo dove, secondo la leggenda, sorgeva il castello delle tre dame di castelaz. Esplorando la zona ho rinvenuto accumuli di pietre, resti di mura su un'ampia superfice.
Conclusioni.
La disposizione strategica dei siti risulta simile a quella dei castelli presenti in provincia bellunese. Ovvero piccole torri e un castelllo messi in visibilità fra loro per poter comunicare a distanza con fuochi.
Coordinate dei siti:
Col de Camin 46°22'04"N 12°10''36"E
Col Lariet 46°21'38"N 12°09'39"E
Rotonda delle dame 46°22'43"N 12°08'28"E
Castelaz 46°20'05"N 12°09'52"E il muro e tracce di mura continua nel bosco fino a 46°20'18"N 12°09'59"E accumuli di pietre fino a 46°20'08"N 12°09'32"E
Dopo la segnalazione dell'amico Ianez Molin-Pradel devo fare una piccola aggiunta.
Nel libro note di storia zoldana di Luigi Lazzarin ci sono cose molto interessanti a riguardo la presenza di castelli nello zoldano e delle dame, due delle quali sepolte in una chiesa. Vediamo le note di tale libro.
1)Nota venti:Le dame di pezzè, località Goima, la chiesa di San Tiziano di Goima è stata costruita con fondi appartenuti alle dame, due di loro sono sepolti/e lì.
2)Nota 30: le dame dal pian dal for (zoppè)
3)nota 44(anno 1346):dame di palafavera, dame di castelaz,dame di saonè
4)Note 2 e 9: castello roman barec(colle.di Astragal).
Note 2, 9, 23, 39, 45: Castello Sommariva ubicato in zona di Col dal sech; in zona limitrofa alle chiese di San Floriano e dell'addolorata. In tale zona vi è un piccolo colle cob una forma di tronco di cono che già l'anno scorso aveva già catturato il mio interesse.
Uno studio più attento del libro del mio avo Luigi Lazzarin fa emergere come questi fosse in possesso di 115 pergamene autentiche...molte di esse rese illeggibili dopo essere state nacoste sotto terra nel1917 con la disfatta di Caporetto... che le nuove tecnologie possano restituirci i loro segreti?
martedì 2 agosto 2016
Paititi siamo vicini alla verità? Parte seconda
Qualche giorno fa mi ero cimentato nella ricerca del paititi ubicandolo nell'alto manu(http://archeoundergrownd.blogspot.it/2016/07/paititi-siamo-vicini-alla-verita-nuove.html?m=1) e, sebbene il sito presenti dati interessanti, non avevo tenuto conto che Blas Valera nel compilare la sua mappa, aveva segnato la presenza di tre città sullo stesso rio. Non trovando corrispondenze hp deciso di cercare altrove.
Colto da curiosità ho telerilevato il megantoni, dove l'archeologo Thierry Jamin sta conducendo le sue ricerche, ovvero la strana montagna quadrata. Nella mappa, Blas Valera, pone una città esattamente sulla confluenza; ed è proprio lì che ho cominciato
a cercare, rilevando un quadrato alle coordinate di 12°07'49" S 72°17'35"O.(foto2e 3)
Spostandomi verso Est ho poi rilevato un quadrato, un cerchio ed una croce orientata est ovest nord sud alle coordinate di 12°06'02"S 72°16'10"O(foto 4). Alla base di questa struttura, più in particolare dall'altra parte del rio, vi è una struttura rettangolare il cui lato maggiore è orientato nord sud coordinate 12°05'25"S 72°16'13"O( foto 5). Tale sito ricorda i disegni inca non solo per forma ma anche per orientamento astronomico. A mio avviso questo sito è la porta per raggiungere il paititi; infatti, seguendo l'affluente lì vicino sono giunto a rilevare due strutture rettangolari una alle coordinate di 12°06'25"S 72°15'17"O mentre l'altra alle coordinate di 12°06'10"S 72°14'29" O.
continuando a seguire il rio principale ho rilevato un quadrato alle coordinate d 12°11'31" S 72°09'33"O.(foto 6).
Continuando a risalire il rio si giunge ad una struttura, quadrangolare anch'essa,che presenta "scalini"tanto da apparire con terrazzamenti. coordinate 12°11'41"S 72°15'06" O.(foto 7). Alla base della struttura se ne può notare un'altra, coordinate 12°12'38"S 72°15'39"O (foto ); quest'ultima si allinea con il resoconto dell'anziano Celestino : il cammino si snoda per alcune cime dove per avanzare puoi aiutarti con delle corde. Dopo circa quindici giorni potrai vedere delle montagne molto alte; una di queste ha cinque punte e proprio là, nei pressi di una grande cascata, troverai scale e rovine molto grandi, questa è la città più grande di tutte e noi la chiamiamo Pantiacolla. C'è anche un lago quadrato, si dice che lo abbiano fatto gli Inca.
In cima alla montagna si potrà notare un lago e, spostata leggermente verso sud ovest, una struttura quadrangolare; a mio avviso questa è la corretta ubicazione della città perduta degli Inca, il Paititi(foto9)
Foto 10 ed 11 analisi alla mappa di Blas Valera.
NOTA BENE: tutte le coordinate sono state prese da earthexplorer
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| la zona combacia perfettamente con la mappa di Blas Valera |
| il disegno della città |
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| il primo dei siti ascrivibili ad ospitare la città |
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| una possibile cittadella pre-inca |
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| Paititi 12°09'38.59"S 72°21'56.14"O |
martedì 26 luglio 2016
Paititi siamo vicini alla verità? Parte prima
Seguendo passo passo i disegni e la mappa inerenti al paititi sono riuscito ad individuare un sito pababile per essere la città perduta degli inca alle coordinate di 12°27'52"S 71°45'10"O (earthexplorer).
Dalla mappa si evince come zona dove si cela il Paititi sia l'alto Manu, mentre ponendo particolare attenzione ai disegni che raffigurano la città perduta non si può non notare come la montagna che sovrasta il sito da me rilevato, sia identica a quanto riportato nei disegni.
Osservando meglio ancora il sito, si potrà vedere una croce allineata nord sud est ovest. L'allineamento verso est punta esattamente dove sorgono sole e lama (croce del sud + alpha centauri) come rappresentato dagli Inca...
La via per il paititi è dunque aperta?
le probabili scale posizione della città
Dalla mappa si evince come zona dove si cela il Paititi sia l'alto Manu, mentre ponendo particolare attenzione ai disegni che raffigurano la città perduta non si può non notare come la montagna che sovrasta il sito da me rilevato, sia identica a quanto riportato nei disegni.
Osservando meglio ancora il sito, si potrà vedere una croce allineata nord sud est ovest. L'allineamento verso est punta esattamente dove sorgono sole e lama (croce del sud + alpha centauri) come rappresentato dagli Inca...
La via per il paititi è dunque aperta?
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| come si può notare dall'altra parte del rio vi è una struttura rettangolare come nel disegno dei gesuiti |
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| immagine ripulita |
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| banda spettrale del verde |
A compendio di queste immagini satellitari ne aggiungo delle altre della zona.
Più precisamente alle coordinate di 12,415260°S 71,770719°W dove si vede una grossa anomalia quadrangolare alle sorgenti del rio.
Dall'altra parte del rio sembrano esserci delle scale alle coordinate di 12°24'35.2"S 71°46'29.2"W: è possibile che conducano ad una citta perduta.
sabato 19 settembre 2015
CAMBIAMENTO CLIMATICO:IL CALENDARIO MESOSAMERICANO ED I MOTI DELLA TERRA
Come tutti(o quasi) sanno, il 21 Dicembre 2012 si è concluso il calendario Maya. Quello che molti non sanno è che è erroneo definirlo Maya in quanto , il calendario che è inziato il 13 Agosto 3114 a.c. e terminato il 21 Dicembre 2012, è stato rinvenuto a La Venta, una delle principali città olmeche. La cosa più corretta è parlare di calendario mesoamericano.
Un altro luogo comune da sfatare è che riguardasse la fine dei tempi; niente di più sbagliato! I mesoamericani hanno sempre e solo parlato di nuova era.
Il fatto curioso sta nel fatto che, alla fine di un ciclo di tale misurazione temporale, avvenga un cambiamento climatico.
Più dettagliatamente il calendario in questione dirà circa 1/5 del moto di precessione dell'asse terrestre che dura circa 26000 anni (per chi fosse digiuno di astronomia inserisco uno spunto di studio https://it.m.wikipedia.org/wiki/Precessione_degli_equinozi.
Però, per comprendere a fondo un calendario con una precisione tale da indicare precisamente cambiamenti climatici su un ciclo di 26000 anni, l'approssimazione può essere solo di qualche anno.
Facciamo qualche calcolo:
1) Con il moto di precessione la terra compie uno spostamento del proprio asse di 50,26" d'arco. Il che significa uno spostamento di 1' ogni 14.32 mesi. (14.32*60)/12 =71,6 gli anni che servono perché avvenga uno spostamento di 1°grado. 71,6*360=25776 anni il dato "esatto" della precessione degli equinozi.
2) un ciclo maya dura circa 1872000 giorni: più precisamente tale ciclo dura 3114 + 2012= 5126. 5126*365=1870990 giorni ai quali si devono aggiungere 1281,5 giorni bisestili più i giorni che vanno dall'11 agosto al 21 dicembre. 1870990+1281,5+132=1872403,5 giorni.
Che corrispondo a 5126 anni 4 mesi 12 giorni e mezzo e di conseguenza si arriva al dato di 5126,36 anni.
Moltiplicando tale dato per 5 si ottiene 25631,8 anni circa( se proprio si vuol esser pignoli si aggiungano 2,5 giorni).
Se si analizza in profondità, i 25776 anni distano ben 144,2 anni dai 25632,2 e questo sarebbe un errore grossolano per chi è riuscito a calcolare il tempo come nessun altro: l'inghippo dov'è?
Un ciclo astronomico che dura circa 21000 anni pari a circa 4/5 della precessione degli equinozi c'è ma bisogna ammettere che chi ha sviluppato il calendario mesoamericano avesse una conoscenza degli astri supplementare: la precessione del perielio.
La precessione del perielio o precessione anomalistica, è la variazione della linea delle apsidi dell'orbita influenzata dall'attrazione gravitazionale degli altri corpi Celesti ( principalmente da Giove) che causa, circa ogni 5000-5500 anni, il susseguirsi di solstizi ed equinozi allineati al afelio(la maggior distanza dal sole).
Il moto si sviluppa in senso antiorario:
15000 anni fa l'equinozio d'autunno boreale era all'afelio
10000 anni fa il turno era del solstizio d'inverno boreale
5000 anni fa era l'equinozio di primavera boreale
Ora è il turno del solstizio d'estate boreale....
Fra 5000 il ciclo ricomincerà...
Il ciclo Mesoamericano si allinea perfettamente a questo:
5126,36*4=20505,4 anni.
Ma tutto questo può bastare a capire cosa sia successo 12500 anni fa?
Tenendo conto del fatto che il ciclo maya nel periodo parte dal 13366 a.c. e termina nel 8240 direi che c'è di più.
11500 anni fa la situazione climatica ai due emisferi era invertita: più caldo nell'emisfero australe mentre faceva più freddo nell'emisfero boreale.
E' plausibile che le zone costiere dell'Antartide fossero libere da ghiacci.
Penso che il disastro avvenuto 9500a.c. si imputabile alla massima inclinazione dell'asse terrestre e che, vista distribuzione dei ghiacci sbilanciata, possa aver dato origine ad un dislocamento della crosta terrestre.
Tale inclinazione varia fra i 22.1°' ed i 24,5° circa e il ciclo completo si compie su di un arco temporale di 41000 anni circa ciò indica che ci vogliono circa 20500 anni per 95'. Attualmente l'inclinazione è di 23°27' in diminuzione.
Più l'asse è inclinato e più marcate e violente saranno le stagioni mentre un'inclinazione minore comporta stagioni più uniformi e meno violente.
Facciamo due conti.
20505,4:95=215,84 anni affinché l'asse si sposti di un minuto primo.
Dai 24°20' ai 23°27' ci sono 53'.
215,84*53=11439,85 anni equivalenti al 9439,85 a.c. circa, data vicina al fatidico 9600 a.c. riportato ne Critia, nel Timeo e nel Popol vuh, la Bibbia dwi Maya.
Un altro luogo comune da sfatare è che riguardasse la fine dei tempi; niente di più sbagliato! I mesoamericani hanno sempre e solo parlato di nuova era.
Il fatto curioso sta nel fatto che, alla fine di un ciclo di tale misurazione temporale, avvenga un cambiamento climatico.
Più dettagliatamente il calendario in questione dirà circa 1/5 del moto di precessione dell'asse terrestre che dura circa 26000 anni (per chi fosse digiuno di astronomia inserisco uno spunto di studio https://it.m.wikipedia.org/wiki/Precessione_degli_equinozi.
Però, per comprendere a fondo un calendario con una precisione tale da indicare precisamente cambiamenti climatici su un ciclo di 26000 anni, l'approssimazione può essere solo di qualche anno.
Facciamo qualche calcolo:
1) Con il moto di precessione la terra compie uno spostamento del proprio asse di 50,26" d'arco. Il che significa uno spostamento di 1' ogni 14.32 mesi. (14.32*60)/12 =71,6 gli anni che servono perché avvenga uno spostamento di 1°grado. 71,6*360=25776 anni il dato "esatto" della precessione degli equinozi.
2) un ciclo maya dura circa 1872000 giorni: più precisamente tale ciclo dura 3114 + 2012= 5126. 5126*365=1870990 giorni ai quali si devono aggiungere 1281,5 giorni bisestili più i giorni che vanno dall'11 agosto al 21 dicembre. 1870990+1281,5+132=1872403,5 giorni.
Che corrispondo a 5126 anni 4 mesi 12 giorni e mezzo e di conseguenza si arriva al dato di 5126,36 anni.
Moltiplicando tale dato per 5 si ottiene 25631,8 anni circa( se proprio si vuol esser pignoli si aggiungano 2,5 giorni).
Se si analizza in profondità, i 25776 anni distano ben 144,2 anni dai 25632,2 e questo sarebbe un errore grossolano per chi è riuscito a calcolare il tempo come nessun altro: l'inghippo dov'è?
Un ciclo astronomico che dura circa 21000 anni pari a circa 4/5 della precessione degli equinozi c'è ma bisogna ammettere che chi ha sviluppato il calendario mesoamericano avesse una conoscenza degli astri supplementare: la precessione del perielio.
La precessione del perielio o precessione anomalistica, è la variazione della linea delle apsidi dell'orbita influenzata dall'attrazione gravitazionale degli altri corpi Celesti ( principalmente da Giove) che causa, circa ogni 5000-5500 anni, il susseguirsi di solstizi ed equinozi allineati al afelio(la maggior distanza dal sole).
Il moto si sviluppa in senso antiorario:
15000 anni fa l'equinozio d'autunno boreale era all'afelio
10000 anni fa il turno era del solstizio d'inverno boreale
5000 anni fa era l'equinozio di primavera boreale
Ora è il turno del solstizio d'estate boreale....
Fra 5000 il ciclo ricomincerà...
Il ciclo Mesoamericano si allinea perfettamente a questo:
5126,36*4=20505,4 anni.
Ma tutto questo può bastare a capire cosa sia successo 12500 anni fa?
Tenendo conto del fatto che il ciclo maya nel periodo parte dal 13366 a.c. e termina nel 8240 direi che c'è di più.
11500 anni fa la situazione climatica ai due emisferi era invertita: più caldo nell'emisfero australe mentre faceva più freddo nell'emisfero boreale.
E' plausibile che le zone costiere dell'Antartide fossero libere da ghiacci.
Penso che il disastro avvenuto 9500a.c. si imputabile alla massima inclinazione dell'asse terrestre e che, vista distribuzione dei ghiacci sbilanciata, possa aver dato origine ad un dislocamento della crosta terrestre.
Tale inclinazione varia fra i 22.1°' ed i 24,5° circa e il ciclo completo si compie su di un arco temporale di 41000 anni circa ciò indica che ci vogliono circa 20500 anni per 95'. Attualmente l'inclinazione è di 23°27' in diminuzione.
Più l'asse è inclinato e più marcate e violente saranno le stagioni mentre un'inclinazione minore comporta stagioni più uniformi e meno violente.
Facciamo due conti.
20505,4:95=215,84 anni affinché l'asse si sposti di un minuto primo.
Dai 24°20' ai 23°27' ci sono 53'.
215,84*53=11439,85 anni equivalenti al 9439,85 a.c. circa, data vicina al fatidico 9600 a.c. riportato ne Critia, nel Timeo e nel Popol vuh, la Bibbia dwi Maya.
venerdì 21 agosto 2015
L'UTILIZZO DEI MEGALITI CONOSCIUTI PER UBICARE NUOVE STRUTTURE
L'ubicazione di megaliti sconosciuti, anche se il processo è piuttosto laborioso, non è cosa difficile ne impossibile.
Basta tener conto di tre elementi fondamentali:
1) I templi megalitici, come dimostrato dallo studio di Ivan P. Sanderson ed ,in seguito, portato avanti dai ricercatori russi Nikolai Goncharov, Vyacheslav Morozov e Valery Makarov, sono ubicati sulla griglia geodetica del campo magnetico della Terra.
2) Da sola, però, la griglia geodetica non basta per risolvere l'enigma:I megaliti si allineano perfettamente fra di loro.
Chi volesse provare può iniziare con con questi allineamenti:
Isola di Pasqua-Stonehenge-Mohenjo Daro
Isola di Pasqua-tempio della luna di Machu Picchu-grande piramide di Giza-Mohenjo
Daro
Isola di Pasqua-kalasasaya(Tempio del sole di Tiahuanaco)-tempio di Luxor-Mohenjo Daro
Basta tener conto di tre elementi fondamentali:
1) I templi megalitici, come dimostrato dallo studio di Ivan P. Sanderson ed ,in seguito, portato avanti dai ricercatori russi Nikolai Goncharov, Vyacheslav Morozov e Valery Makarov, sono ubicati sulla griglia geodetica del campo magnetico della Terra.
2) Da sola, però, la griglia geodetica non basta per risolvere l'enigma:I megaliti si allineano perfettamente fra di loro.
Chi volesse provare può iniziare con con questi allineamenti:
Isola di Pasqua-Stonehenge-Mohenjo Daro
Isola di Pasqua-tempio della luna di Machu Picchu-grande piramide di Giza-Mohenjo
Daro
Isola di Pasqua-kalasasaya(Tempio del sole di Tiahuanaco)-tempio di Luxor-Mohenjo Daro
È doveroso aggiungere che tutte le strutture megalitiche si allineano sull'asse Moehnjo Daro-isola di Pasqua; fra cui bisogna ricordare Gunung Padang, la piramide di Gympie ed il sito sommerso di Yonaguni.
3)alcuni anni fa è stato un esperimento particolare: se si facesse passare il meridiano virtuale 0 per la grande piramide di Giza invece di farlo passare per Greenwich, la maggior parte dei siti megalitici va a posizionarsi su meridiani precisi.
Basti penasre a questo: la città megalitica di Tiahuanaco(Bolivia) anziché trovarsi a 68 gradi e 40 primi da Grenwich verrebbe a trovarsi a 100 gradi da Giza.
Viste le innumerevoli scoperte archeologiche che sono state fatte nel bacino del rio delle amazzoni, ho utilizzato queste conoscenze per sviluppare una griglia che mi permettesse di ubicare novi megaliti nella foresta. Utillizzando tale griglia sono riuscito ad ubicare vari siti che, vista la mole, sono papabili per esser identificati come siti megalitici.
Un altro esempio: il tempio della luna di Machu Picchu si allinea perfettamente con le strutture che ho rilevato nel parco nazionale del Manu: il primo sito rilevato ed il sito che ho indicato come possibile ubicazione del Paititi, la città perduta degli inca e, secondo i resoconti, simile alla fortezza megalitica di sacsayhuaman(Cuzco)
http://archeoundergrownd.blogspot.it/2015/04/paititi-e-citta-descritta-nel.html
Un altro sito che ho potuto rilevare nella selva amazzonica è di forma trapeziodale, è orientato verso est, è di 65 ettari ed è ubicato alle coordinate di 5°46'28.26"S 64°58'36.81"O.
A mio avviso, utilizzando questi accorgimenti, si può generare una mappa che ci può permettere di riscoprire la civiltà che dominava il mondo prima della nostra.
Allego documentazione fotografica:
Basti penasre a questo: la città megalitica di Tiahuanaco(Bolivia) anziché trovarsi a 68 gradi e 40 primi da Grenwich verrebbe a trovarsi a 100 gradi da Giza.
Viste le innumerevoli scoperte archeologiche che sono state fatte nel bacino del rio delle amazzoni, ho utilizzato queste conoscenze per sviluppare una griglia che mi permettesse di ubicare novi megaliti nella foresta. Utillizzando tale griglia sono riuscito ad ubicare vari siti che, vista la mole, sono papabili per esser identificati come siti megalitici.
Un altro esempio: il tempio della luna di Machu Picchu si allinea perfettamente con le strutture che ho rilevato nel parco nazionale del Manu: il primo sito rilevato ed il sito che ho indicato come possibile ubicazione del Paititi, la città perduta degli inca e, secondo i resoconti, simile alla fortezza megalitica di sacsayhuaman(Cuzco)
http://archeoundergrownd.blogspot.it/2015/04/paititi-e-citta-descritta-nel.html
Un altro sito che ho potuto rilevare nella selva amazzonica è di forma trapeziodale, è orientato verso est, è di 65 ettari ed è ubicato alle coordinate di 5°46'28.26"S 64°58'36.81"O.
A mio avviso, utilizzando questi accorgimenti, si può generare una mappa che ci può permettere di riscoprire la civiltà che dominava il mondo prima della nostra.
Allego documentazione fotografica:
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| LA GRIGLIA (non è completa...) |
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| IL SITO TRAPEZIODALE |
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| UN SECONDO SITO |
lunedì 17 agosto 2015
L'UBICAZIONE DI MANOA
I resoconti degli indios della Roraima , lo stato più settentrionale del Brasile, parlavano di un grande lago, Manoa(idioma Arawak) o Paribe (idioma Caribe), ove sorgeva una grande e ricca città di pietra.
In molti si sono cimentati nella ricerca del lago e della città perduta e cartografi, nelle loro mappe, disegnavano sia il lago che la città(celebre la mappa di Thomas Harriot del 1599).
Alcuni avventurieri, Domingo de Vera e Pedro Maraver nel 1593, e Laurence Keymis nel 1596, si spinsero fino all'attuale frontiera Venezuela Brasile rimanendo attoniti nel vedere indigeni adornarsi con grandi quantità d'oro.
Nessuno, finora, ha mai trovato ne il lago ne la città...
Ultimamente, però, l'esploratore cileno Roland Stevenson, coadiuvato da un'epuipe di geologi, ha potuto constatare come nella savana di Boa Vista vi sia un segno, a circa 120 metri sul livello del mare, che indicherebbe l'antico letto del lago.
Dai rilevamenti di Stevenson e della sua equipe, è emerso che il lago Manoa-Paribe fosse molto vasto, con un diametro di 400 chilometri e una superfice di 80000 chilometri quadrati, e che abbia iniziato a prosciugarsi nel XVI secolo.
Dai dati in mio possesso ho applicato il mio metodo di studio nel tentativo di ubicare la città perduta.
Dai rilevamenti da me effettuati, sulla frontiera Venezuela Brasile e più precisamente sul Rio Karwai, ho identificato due strutture rettangolari.
la prima struttura, ubicata alle coordinate di 5°21'34"N 61°54'40"O è di circa 2,3 ettari mentre la seconda ubicata alle coordinate di 5°22'00"N 61°55'50"O, è di circa 10 ettari.
L'enigma della città, di cui parlano i resoconti degli indios, è finalmente svelato?
Altri due siti papabili per essere la città perduta di Manoa li ho rilevati alle coordinate di 4°10'13"N 60°53'31"O il primo e 4°10'28"N 60°51'20"O il secondo
Bibliografia: Yuri Leveratto "il futuro dell'Amazzona"
In molti si sono cimentati nella ricerca del lago e della città perduta e cartografi, nelle loro mappe, disegnavano sia il lago che la città(celebre la mappa di Thomas Harriot del 1599).
Alcuni avventurieri, Domingo de Vera e Pedro Maraver nel 1593, e Laurence Keymis nel 1596, si spinsero fino all'attuale frontiera Venezuela Brasile rimanendo attoniti nel vedere indigeni adornarsi con grandi quantità d'oro.
Nessuno, finora, ha mai trovato ne il lago ne la città...
Ultimamente, però, l'esploratore cileno Roland Stevenson, coadiuvato da un'epuipe di geologi, ha potuto constatare come nella savana di Boa Vista vi sia un segno, a circa 120 metri sul livello del mare, che indicherebbe l'antico letto del lago.
Dai rilevamenti di Stevenson e della sua equipe, è emerso che il lago Manoa-Paribe fosse molto vasto, con un diametro di 400 chilometri e una superfice di 80000 chilometri quadrati, e che abbia iniziato a prosciugarsi nel XVI secolo.
Dai dati in mio possesso ho applicato il mio metodo di studio nel tentativo di ubicare la città perduta.
Dai rilevamenti da me effettuati, sulla frontiera Venezuela Brasile e più precisamente sul Rio Karwai, ho identificato due strutture rettangolari.
la prima struttura, ubicata alle coordinate di 5°21'34"N 61°54'40"O è di circa 2,3 ettari mentre la seconda ubicata alle coordinate di 5°22'00"N 61°55'50"O, è di circa 10 ettari.
L'enigma della città, di cui parlano i resoconti degli indios, è finalmente svelato?
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| Primo sito rilevato |
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| secondo sito rilevato |
Bibliografia: Yuri Leveratto "il futuro dell'Amazzona"
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